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Il cavaliere oscuro - Il ritorno: il primo poster italiano del filmSiamo finalmente giunti al momento tanto atteso: il capitolo conclusivo (stando a quanto anticipato dal regista) della trilogia di Christopher Nolan dedicata all’uomo pipistrello. Sempre più rare sono le visioni cariche di un’attesa paragonabile a quella sapientemente costruita da Nolan intorno a questo film, giustificata dall’altissima qualità dei due capitoli precedenti (Batman begins e Il cavaliere oscuro), a mio personale parere le migliori trasposizioni di personaggi dal fumetto su pellicola. Premetto che sono un grande estimatore del cinema di Nolan, a partire dagli esordi (Following) fino all’ultimo discusso film (Inception); è doveroso poi precisare che la presente recensione non terrà conto dell’attinenza dell’immaginario filmico evocato da Nolan con l’universo fumettistico DC legato a Batman. In ogni caso, nel processo creativo insito nella sceneggiatura e regia del film, non considero una debolezza la rivisitazione/contestualizzazione del soggetto originario di Bob Kane (e delle numerose rivisitazioni fumettistiche successive) in chiave moderna e più realistica. Semmai ritengo quest’ultima il vero punto di forza dell’approccio di Nolan, in quanto non fa che elevare ulteriormente lo statuto autoriale del regista. Avendo partecipato all’anteprima italiana del film, avrò infine cura di evitare spolier, a beneficio degli spettatori che non vogliano rovinarsi la sorpresa durante i numerosi colpi di scena. Alcune considerazioni approfondite sul finale del film sono riportate nell’ultima sezione di questo articolo, da leggersi solo dopo aver visto il film.

Dirò subito che la prima visione del film ha suscitato in me reazioni contrastanti, il che mi porta ad esprimere un giudizio non completamente soddisfacente. Infatti, pur elevandosi decisamente sopra le altre opere dedicate all’eroe mascherato (citiamo per decenza solo le due trasposizioni di Tim Burton), questo episodio non raggiunge la compattezza e profondità dei primi due. In particolare è alquanto deludente il confronto con il secondo episodio (Il cavaliere oscuro), quest’ultimo un emozionante ed imponente meccanismo ad orologeria perfettamente concepito in tutte le sue parti.

Punto di forza della resa filmica è la scelta degli attori e dei personaggi, confermando tra l’altro le straordinarie doti di casting del regista lungo l’intera trilogia: la condizione di dolore e sconforto nella quale versa Bruce Wayne svariati anni dopo gli eventi narrati ne Il cavaliere oscuro è resa con grande verosimiglianza, anche se, per inciso, nel film Batman sembra spesso recuperare fin troppo velocemente la sua forma fisica. Anne Hataway è davvero convincente nel ruolo di Catwoman e riesce senza alcun dubbio a superare la già ottima Michelle Pfeiffer di Burton: figura estremamente ambigua, un pò ladra e un pò prostituta, è la nemica/complice/compagna perfetta per il cavailere oscuro. L’interpretazione di Tom Hardy nel ruolo di Bane è titanica, Anne Hathaway nei sinuosi panni di Catwoman sui tetti di Gotham in Il cavaliere oscuro - il ritornoseppure sotto una maschera che ne occulta la mimica facciale. Era impresa assai ardua eguagliare la presenza scenica del Joker interpretato dal compianto Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro. Nolan forse proprio per questo sceglie di cambiare campo di gioco: Bane è una figura altrettanto archetipica, rappresenta un male atavico, assoluto (“necessario” dirà lo stesso Bane nel film), irremovibile tanto nell’ossessivo obiettivo di vendetta quanto nella mimica; sfida e affronta Batman soprattutto sul piano fisico (anzichè mirare come Joker a minarne la sanità mentale, mettendo in discussione il suo statuto di eroe positivo). Nelle scene in cui Bane fa la sua comparsa, Nolan costruisce un grande pathos, usando tutti gli strumenti tecnici dei quali è notoriamente maestro: scene d’azione orchestrate alla perfezione, crescendo musicale e montaggio serrato. Il risultato è che Bane fa paura e sembra davvero incarnare un flagello capace di mettere in ginocchio non solo Batman ma un’intera società, nei suoi elementi fondanti.

Se il tema principale di Batman begins era la paura (sapientemente dominata da Batman e strumentalizzata dall’antagonista Ra’s al Ghul) e ne Il cavaliere oscuro trovavano lucida rappresentazione i concetti di caos / caso (Joker / Harvey Dent-Due Facce), Il cavaliere oscuro – Il ritorno è centrato sul dolore, esistenziale ma ancor prima fisico, del protagonista. Le mistificazioni costruite, a fin di bene, nel secondo episodio, per regalare ai cittadini di Gotham un eroe mitico (Harvey Dent) ed un nemico funzionale al mito (Batman, in realtà protettore della verità/giustizia), in questo episodio vengono rivelate ai cittadini da Bane, mosso da un desiderio di vendetta nei confronti di Batman e della società moderna tutta. Il suo odio atavico ed irriducibile è originato dal suo vissuto in condizioni di profonda ingiustizia: nato ed originato nell’oscurità del mondo (in un pozzo archetipico, senza possibilità realistica di fuga), egli intende stravolgere ogni struttura costituita della società e far piombare il mondo nell’oscurità. Il film è pieno di riferimenti all’attuale crisi economica e finanziaria (in maniera analoga a quanto avveniva in Batman Begins con la strategia della paura e ne Il cavaliere oscuro con il terrorismo): folli giocatori di borsa di Wall Street, una ricchezza accumulata indebitamente nelle mani di pochi individui proprietari di colossi multinazionali (Bruce Wayne stesso e la Wayne Enterprises), grandi masse di poveri in condizioni di disagio, pronte a prestar fiducia e credito al leader oscuro che, in quanto rifiuto della società, ascende letteralmente dalle fogne (Bane).

L’analisi del personaggio Bane può aiutare a identificare alcuni simboli pregnanti: indossa una maschera che ne occulta parzialmente il volto. Sappiamo che essa ha  la funzione principale di sedare il dolore fisico che lo opprime fin dagli eventi che, nel pozzo, plasmarono definitivamente la sua personalità malvagia ed il suo desiderio di vendetta. La maschera conferisce inoltre al suo volto le sembianze di una sorta di babbuino steampunk, rappresenta quindi un richiamo ad una disposizione animalesca, violenta, che stona con il freddo calcolo raziocinante evocato dalle sue parole. Nella maschera è incorporato un microfono che conferisce alla voce di Bane un tono metallico, artificiale. Sovente, durante il film, Bane usa dei dispositivi di amplificazione per diffondere la sua voce ai suoi seguaci ed ai cittadini di Gotham. Egli è un leader populista al tempo stesso antico e moderno, raffigurato in forma essenziale e mitica, esercita un’autorità assoluta nei confronti dei sudditi che lo circondano; questi ultimi lo seguono con una fede cieca, tanto da cercare la morte per soddisfare le sue richieste.
Bane è in definitiva il simbolo della rivolta distruttiva, del cieco desiderio di  capovolgimento della realtà costituita, operante ad ogni costo e con ogni mezzo. La paura sapientemente strumentalizzata gli conferisce una capacità di controllo delle masse, strettamente legata all’immobilismo della sua maschera ed alla sua prestanza fisica, sottolineata da un’andatura ed una presenza scenica imponenti. Bane rappresenta la “necessaria” minaccia di distruzione del mondo che conosciamo, generata dall’ingiustizia sociale dilagante che il sistema economico finanziario ha operato nei decenni su scala mondiale. Alcuni hanno giustamente notato richiami estetici e tematici alla rivoluzione francese ed alla rivoluzione d’Ottobre (si vedano i processi orchestrati pubblicamente col fine di distruggere mediaticamente l’imputato). Nolan sembra dire che tanta paura, tanta oppressione e violenza, non possono non partorire mostri che, nati nelle estreme ed oscure periferie del mondo e pervasi da sofferenze fisiche quasi consustanziali, hanno come unico scopo vitale non solo quello di distruggere ogni mistificazione (strappare la foto di Harvey Dent), ma soprattutto portare nel mondo una forma estrema e definitiva di giustizia, basata sulla vendetta e l’oppressione mascherate sotto facili slogan da dare in pasto alle masse (“potere ai cittadini di Gotham”).

Il film quindi è caratterizzato da una grande pregnanza di temi, di sovente però resi con una certa semplificazione tematica e visiva; alcune sequenze sembrano insistere eccessivamente in passaggi scontati, nel tentativo pedissequo di rincorrere un senso dell’epica onnipresente, mentre la sceneggiatura troppo spesso sorvola su alcuni passaggi narrativi, non riuscendo a trasmettere allo spettatore lo scorrere del tempo sotteso ad alcuni momenti topici. Data l’estrema cura del regista nell’architettare vere e proprie ragnatele di eventi e complesse stratificazioni tematiche (si veda ad esempio Il cavaliere oscuroThe prestige, Inception), non mi aspettavo alcune cadute di stile e facilonerie proprie di un approccio fumettistico e lontane dall’estremo realismo tipico del cinema di Nolan e, ancor più, della sua trilogia su Batman.

D’altra parte il film è permeato da numerose sequenze d’azione e scene di lotta di massa, sottolineando il carattere del film legato, più degli altri due, alla carne ed al sangue, alla caduta ed alla rinascita dell’eroe per assurgere alla dimensione definitiva del mito, chiudendo tra l’altro un ciclo narrativo rappresentato nella sua circolarità mediante il recupero, forse un pò forzato, delle tematiche e dei personaggi legati agli altri film (si veda l’analisi riportata nella sezione seguente). Aspetti che comunque non lasceranno indifferenti i numerosi estimatori del Batman su fumetto.

In sostanza un buon film ed una degna conclusione della trilogia, sicuramente da vedere per gli estimatori di Batman e/o del cinema di Christopher Nolan, con numerose sequenze da antologia e qualche vuoto di sceneggiatura. Preciso che le mie considerazioni sono frutto di un’unica visione del film durante la sua anteprima, il che potrebbe non essere sufficiente per cogliere appieno ogni sfaccettatura del film (come più volte è capitato con le opere di Nolan, per le quali sono state necessarie molteplici visioni). Come anticipato però il mio giudizio non è completamente soddisfacente e questa è a mio avviso una prima crepa nel prolifico percorso cinematografico di Nolan. Spero di essere ampiamente smentito in futuro e che questo sia solo un evento episodico nella carriera di un regista che ha così sapientemente innovato l’immaginario del cinema moderno.

Attenzione – La sezione seguente contiene spoiler

Con riferimento alla citata circolarità della saga nolaniana di Batman, un elemento fondamentale nella nascita crescita e chiusura del ciclo è il pozzo. Esso compare nel primo film durante l’infanzia di Bruce Wayne, quando il piccolo Bruce vi precipita durante un inseguimento con Rachel.

Si presenta subito come luogo simbolico ove confrontarsi con le proprie paure ancestrali, nel caso specifico i pipistrelli. Non a caso si trova nel giardino della casa paterna, ad indicare che la paura primigenia proviene dall’ambito familiare, dal vissuto infantile. Bruce viene salvato in extremis dal padre che si cala nel pozzo con una fune. Quest’ultimo gli rivelerà che la caduta è un momento fondamentale poiché in essa l’individuo deve trovare le forze per rialzarsi. L’insegnamento tornerà più volte alla mente di Bruce/Batman nell’arco dei tre film, come fondamentale nella sua evoluzione di uomo/eroe. Osserviamo che la nascita di Batman avviene nel momento stesso in cui Bruce decide di esplorare il “pozzo dell’infanzia” ed in particolare il pertugio dal quale fuoriuscirono i pipistrelli. Arriva quindi alla caverna nella quale si confronta con le sue paure ed impara a convivere con esse e a dominarle (la scena in cui si erge immobile e senza protezioni in mezzo all’orda di pipistrelli che vola intorno a lui). In una sequenza di Batman Begins, l’eroe mascherato sfrutta infatti il suo dominio su questi volatili per sfuggire alla polizia.

Il pozzo rappresenta quindi l’interiorità dell’individuo.

chingLa figura archetipica del pozzo è presente in molte culture. Ad esempio ne “I Ching”, l’antico libro sapienziale cinese, così è descritto l’esagramma n.48 (Tsing) che indica Il pozzo

La sentenza – Il pozzo. Si cambi pure di città,
ma non si può cambiare il pozzo. Non cala e non cresce. Essi vanno e vengono e attingono al pozzo. Se si è quasi raggiunta l’acqua del pozzo ma non si è ancora sul fondo con la corda, oppure se si rompe la brocca, ciò reca sciagura.

Una perifrasi che si può rintracciare in letteratura è la seguente:

All’interno di noi stessi, o del nostro ambiente, esiste una fonte vitale capace di arricchirci profondamente e rivivificarci. Sta a noi trovare i mezzi più idonei per attingervi ed accostarci col giusto stato d’animo. Bisogna scendere fino ai fondamenti della propria vita, la superficialità è dannosa. Non bisogna rimanere impigliati nelle convenzioni sociali, ma bisogna rispettare la propria indole.

Nel caso di Batman, l’esperienza iniziatica del pozzo rappresenta una “caduta primigenia” che costituirà punto di riferimento fondamentale per le sconfitte/rinascite future. La più forte sconfitta di Batman sarà la morte di Rachel (amore) e di Harvey Dent (giustizia) – Due Facce ad opera di Joker nel secondo episodio, ove contestualmente all’evento nefasto prenderà corpo una nuova genesi mitologica dell’eroe mascherato, o meglio del suo lato oscuro (per la prima volta, alla fine del film, si parla di Batman come “cavaliere oscuro”). Questo evento porta al terzo capitolo nel quale avviene la caduta in un “pozzo delle sofferenze” ad opera di Bane. Anche quest’ultimo luogo può quindi intendersi come luogo interiore.

Nella bellissima recensione di Inception che vi consiglio di leggere qui e che offre un’interpretazione davvero precisa e puntuale del film, si fa notare come in molte scene il protagonista Cobb viaggi mezzo mondo e tutto avvenga in maniera molto veloce. Dal momento che ciò accade solo nei sogni, questo indizio (insieme ad altre importanti considerazioni che vi invito a leggere) avvalora la fondata ipotesi che lo svolgimento del film Inception sia in realtà dall’inizio alla fine un sogno del protagonista.

Qualcosa di analogo avviene ne Il cavaliere oscuro – Il ritorno, ove Bruce Wayne viene catapultato nel pozzo da Bane e, una volta uscito, torna a Gotham quasi istantaneamente, o meglio in modalità/tempi assolutamente non chiariti. Tanto da stonare con l’impianto realistico conferito dal regista all’intera trilogia e da apparire come un vero e proprio buco di sceneggiatura.

L’interpretazione simbolica del pozzo di Bane porterebbe invero ad una conclusione coerente con l’impianto teorico della trilogia: Bruce Wayne torna nel pozzo poiché nel personale processo di crescita deve confrontarsi con le sue paure primigenie, le quali si manifestano ripetutamente ma in forme sempre nuove (il pozzo appare strutturalmente ed esteticamente diverso: non più semplice pozzo idraulico ma carcere inespugnabile con accesso a spirale capovolta, con un richiamo esplicito ai gironi dell’inferno dantesco). Solo uscendone con le proprie forze egli può spezzare la catena infinita di cadute e rinascite. Se il padre lo aveva aiutato nell’infanzia calandosi con una corda, ora deve spiccare un salto nel vuoto, senza supporti e corde protettive, basandosi quindi solo sulle sue forze, sulla consapevolezza dei suoi limiti e sulla determinazione assoluta nel perseguimento dell’obiettivo finale. Ciò gli consentirà di rinascere nuovamente come Batman e di sconfiggere definitivamente Bane e, con lui, le sue paure.

Non ultimo, la sua missione porterà alla morte di Batman, ovvero al sacrificio del cavaliere oscuro in nome del mito (la statua innalzata a Gotham), che potrà quindi essere in seguito seguito ed emulato (le scene finali che prefigurano la genesi di Robin). La morte di Batman coincide infine con la crescita definitiva di Bruce Wayne, che supera così il suo lato oscuro e recupera una dimensione affettiva a tutto tondo (la scena finale con Selina Kyle).

Quindi, ricapitolando il ciclo:

  • Batman begins

Caduta nel pozzo di Bruce Wayne e genesi di Batman

  • Il cavaliere oscuro

Sconfitta di Batman e genesi del cavaliere oscuro

  • Il cavaliere oscuro – Il ritorno

Nuova caduta nel pozzo e nuova genesi del cavaliere oscuro, morte di Batman e vera rinascita di Bruce Wayne.