Tag

, , , , , , , , , , , , , , , ,


“Qualche volta i sentieri durano più delle strade”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”

… E tra le città della notte rossa, i sentieri abbondano ed il viaggiare è più un vagare indefinito ed immemore alla ricerca di una qualche verità.

Arduo recensire un’oggetto come un libro di Burroughs.

Ancor più questo libro di Burroughs.

Scritto nel 1981, seguito da “Strade morte” (1983) e “Terre occidentali” (1987), fu il primo di una sconcertante trilogia che costituisce la fase finale della produzione letteraria dell’ormai mitico padre della beat generation. Impossibile delineare una trama, almeno in quanto susseguirsi lineare di eventi. Impossibile districarsi nella fitta ragnatela di metafore, rimandi, archetipi tratteggiati in questa opera informe e frantumata che, inquadrata nell’intera trilogia, assume le sembianze di una titanica epopea visionaria. Il concetto stesso di opera letteraria perde il suo significato più proprio, o meglio supera i confini che tradizionalmente gli vengono attribuiti: diviene esperienza mistica, totalizzante, piena; essa non si esaurisce nel mero atto del leggere, immaginare, lasciarsi guidare dall’autore nel caos allucinato partorito dalla sua penna. Questo libro “abita” il lettore, lo devasta, lo contamina, proprio come un virus, metafora usata dallo stesso Burroughs nell’intero corso della sua produzione letteraria e ancor più nella trilogia in questione. Le tematiche care all’autore sono quantomai vive e ferocemente attive: l’anarchica lotta contro ogni forma di controllo del corpo e della mente, l’esplosione di una libertà sessuale, espressiva, morale che si spinge ai limiti del possibile e del comprensibile, la destrutturazione di ogni paradigma mentale, l’estrema e caotica mescolanza di generi letterari.

“L’intera posizione umana non è più difendibile”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”

Burroughs catapulta il lettore dritto nell’occhio del ciclone dell’apocalisse umana, in paesaggi fisici e mentali devastati, antichi e postmoderni insieme, in un perturbante corto circuito fra familiare e ignoto, tra la polvere di vecchie e consumate foto in bianco e nero ed il balenare dei raggi laser dei fulminatori, passando per pirati, galeoni e guerre combattute fra riti di magia nera e orde di folli saltimbanchi sessodipendenti.

“Niente è vero, tutto è permesso”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”

Il sottile velo di Maya che separa la realtà dall’illusione si sfalda e si rigenera continuamente: nel momento in cui si crede di trovare un esile filo conduttore e quando uno schema mentale inizia ad organizzare le inenarrabili visioni in un fluire razionale di eventi, l’esplosione dell’immaginifico vanifica ogni sforzo ed i personaggi scompaiono, mutano, cambiano volto. Burroughs mescola ricordi della sua vita di tossicodipendente e girovago della nuova frontiera alle ossessive immagini partorite dalla sua mente: come in una sciarada, in una sceneggiatura neanche troppo occultata dall’autore, dietro gli avventurieri, i pistoleri, gli esseri amorfi si nasconde l’autore stesso, le sue visioni del passato e le premonizioni di un futuro sempre sull’orlo dell’abisso, in attesa di avverarsi, oppure già trascorso millenni or sono. La precisa analisi logica e metaforica del romanzo burroughsiano è delineata certosinamente in uno dei passaggi delle frequenti allucinazioni:

“Diversi spettacoli vanno in scena nello stesso momento, in molte stanze, a molti livelli. Gli spettatori circolano da un palcoscenico all’altro mettendo costumi e cosmetici per unirsi a uno spettacolo mentre tutti gli artisti si spostano da un palcoscenico all’altro. Ci sono palcoscenici mobili e altri galleggianti, piattaforme che scendono dal soffitto su pulegge, porte che si aprono a scatto, e tramezzi che scivolano via”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”

Se in “Strade Morte” l’ossessione ricorrente è la viralità del linguaggio (il libro stesso costituisce un efficacissimo antidoto ad un possibile contagio) ed in “Terre desolate” l’immortalità (la vita/virus si trasmette nei secoli e resiste nel tempo), ne “Le città della notte rossa” centrale è ancora una volta un virus, il mutante B-23, forse origine della vita stessa, motore ed oggetto di oscure macchinazioni di controllo da parte di fantomatiche e misteriorse agenzie umane e sovraumane. La trasmissione del virus è accompagnata da un’altra tematica ossessiva di Burroughs: la frantumazione dell’identità dei personaggi, quasi caratteristica fondante delle sue opere. Uno dei protagonisti di turno afferma:

“Don Juan dice che qualcuno che sembra sempre la stessa persona non è una persona. E’un personificatore di persone”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”

Contro ogni schema, ogni controllo, ogni dittatura combatte Burroughs. Anche un meccanismo interpretativo della mente, un percorso già battuto, un pensiero già espresso è una gabbia, opprime la libertà e condanna al grigiore, all’inettitudine, all’oblio. Nell’avvicendarsi di storie, tra il noir e la fantascienza, tra il romanzo picaresco ed il romanzo di formazione, tra perversioni sessuali e dipendenze (da) stupefacenti, si nasconde la rivelazione del mistero dell’esistenza strisciante in ogni opera di Burroughs:

William S. Burroughs - William Burroughs“… Il mistero fondamentale della vita… Ora c’è… Ora non c’è…”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”

  • I luoghi:

Tamaghis, Ba’dan, Yass-Waddah, Waghdas, Naufana, Ghadis

Più che luoghi reali, città della mente. La mente è infatti la vera “casbah” popolata da etnie meticce in continuo mescolarsi e sgretolarsi. Una interzona (international zone di Tangeri, ove l’autore visse gli anni più oscuri della tossicodipendenza, ma anche zona interstiziale fra piani diversi di realtà) popolata dallo scontro infinito tra pulsioni estreme ed eternamente in lotta: Eros e Thanatos.

  • I personaggi:

Capitano Strobe, pirata gentiluomo liberato dalla forca

Noah Blake, fabbricante d’armi

Clem Williamson Snide, culo privato (ass suona come eyes, così nel gioco di parole, private eyes suona come private ass) in cerca dell’assassino di Jerry

Il dottor Pearson, tossicomane moderato, studioso del virus B-23

William Seward Burroughs, scrittore, tossicodipendente, omosessuale, spacciatore, uxoricida

In definitiva sono tutti la stessa persona, o diverse sfaccettature dello stesso, pur essendo personaggi (reali, immaginari?) nel caos assurdo e grottesco de “Le città della notte rossa”.

L’ultimo, ombra che incombe costantemente nella narrazione, l’autore stesso, forse il più surreale ed incredibile del gruppo, sembra apostrofarci sibillino dall’aldilà:

“Ho scavato un buco nel tempo con un petardo. Che altri ci passino attraverso. Verso quali petardi sempre più grossi? Armi migliori conducono ad armi sempre migliori, finchè la terra è una granata con la miccia accesa”

W.S.Burroughs – “Le città della notte rossa”